PISCINE

Interrate ed Esterne




piscine interrate ed esterne

Quando una piscina viene riempita per la prima volta, la qualità dell'acqua della vasca è la stessa di quella di immissione, quindi generalmente buona.
Questa qualità può cambiare, e venire meno, una volta che i bagnanti si immergono.
Il corpo umano porta con sé un elevato numero di elementi inquinanti, che vanno da materiale organico quale peli, pelle, capelli, sporco, a una enorme quantità di microrganismi, certo non tutti e non sempre patogeni, a composti chimici che possono alterare l'equilibrio dell'acqua.
A questa "invasione" deve fare fronte l'impianto tecnologico della piscina nel suo insieme, nonché il personale preposto alle operazioni di controllo e di depurazione dell'acqua.
è chiaro quindi che più una piscina è frequentata, maggiore è il rischio di non riuscire a contenere questa massiccia introduzione di contaminanti.
La norma principale da osservare, quindi, è quella di contenere l'affollamento entro certi limiti.
La regola che viene generalmente osservata è:

Numero massimo di bagnanti
=
superficie della vasca in m2/ 2

Un altro aspetto importante è il ricambio dell'acqua. è ovvio che introdurre acqua pulita eliminando quella inquinata è un mezzo efficace per diluire l'inquinamento, anche se sicuramente è quello più oneroso dal punto di vista gestionale. Per le piscine alimentate ad acqua di mare, infatti, o per le piscine termali, nelle quali il trattamento dell'acqua risulta essere piuttosto difficoltoso, si segue la logica del ricambio continuo di acqua dal mare o dalla sorgente.

La depurazione dell'acqua, oltre che mettendo in atto gli accorgimenti sopra elencati, si effettua attraverso due procedimenti:
- di tipo fisico
- di tipo chimico


Nel primo procedimento, quello fisico, si utilizzano le grandezze e le forze di tipo fisico, quali velocità, tempo, gravità, spinta eccetera. Entrano in questo procedimento le caratteristiche strutturali della vasca e quelle dell'impianto di filtrazione.

Nel procedimento di depurazione di tipo chimico,invece, vengono utilizzate sostanze chimiche al fine di stabilizzare e disinfettare l'acqua.
L'azione principale in questo procedimento è quella esercitata dall'impianto di depurazione.

Le caratteristiche della vasca
La principale distinzione tra tipi diversi di vasche, per quanto riguarda la depurazione dell'acqua, va fatta tra vasca coperta o scoperta.

Una vasca coperta è caratterizzata da alcuni elementi fondamentali:
- temperatura costante dell'acqua e dell'ambiente
- umidità relativa generalmente piuttosto elevata (intorno al 70 per cento)

mentre le caratteristiche di una vasca scoperta sono:
- variabilità di temperatura dell'acqua e dell'ambiente e della umidità relativa
- presenza di inquinanti ambientali quali animali, foglie eccetera
- esposizione diretta ai raggi del sole
- esposizione alle intemperie
Vedremo più avanti le differenze tra l'una o l'altra situazione.

Altre caratteristiche costruttive importanti sono:
- il tipo di circolazione, cioè come sono posizionate le bocchette di immissione e il prelievo dell'acqua da parte del sistema di filtrazione
- il numero e la portata delle bocchette
- il dimensionamento della vasca di compenso
- il tipo e la qualità del rivestimento e di tutte le componenti costruttive

1.3 La filtrazione
1.3.1 Il sistema di ricircolo dell'acqua di filtrazione

Schema tipo per il ricircolo dell'acqua nella piscina pubblica

Per ottenere il miglior risultato possibile dall'impianto di filtrazione di una piscina è assolutamente indispensabile progettare e dimensionare correttamente il sistema di ricircolo dell'acqua all'interno della vasca.
Con la dicitura "sistema di ricircolo" si intende il complesso di tubazioni, valvole, pompe, bocchette e componentistica varia che supporta il lavoro dei filtri in sé, distribuendo e trasportando l'acqua tra i filtri stessi e l'interno della vasca.
La prima scelta da compiere è quella relativa al sistema di distribuzione dell'acqua all'interno della vasca. Le soluzioni più utilizzate, dal punto di vista impiantistico, sono:
- Immissione dal fondo, ripresa dalla canalina di sfioro
- Immissione dalle pareti, ripresa dagli skimmers
- Immissione dalle pareti, ripresa dal fondo
- Sistema misto che comprende possibili varianti dei suddetti

Il sistema di ricircolo dell'acqua nel quale le bocchette di immissione siano posizionate sul fondo della vasca e la ripresa avvenga attraverso canaline di sfioro superficiale posizionate sul perimetro è quello attualmente più diffuso, poiché consente di distribuire il flusso dell'acqua in modo uniforme per tutto lo spazio della vasca e di raccogliere l'acqua superficiale attraverso lo sfioro, eliminando in modo efficace la maggior parte dell'inquinamento.
Questo sistema richiede la realizzazione della vasca di compenso, che deve essere opportunamente dimensionata per poter raccogliere l'acqua che traborda dallo sfioro nel momento in cui entrano in vasca i bagnanti e, occupando volume, fanno salire il livello.
Inoltre, la vasca di compenso va opportunamente dimensionata per consentire di effettuare il controlavaggio dei filtri.
Questa vasca, realizzata ad una quota inferiore rispetto al livello della piscina, raccoglie l'acqua in eccesso attraverso una o più tubazioni opportunamente dimensionate che vi arriva per caduta, spinta solamente dalla forza di gravità; compensa eventuali perdite dovute ad evaporazione o al trasporto dell'acqua da parte dei bagnanti attraverso un sistema di immissione automatico dall'acquedotto comandato da sonde di livello e da una elettrovalvola e convoglia l'acqua da trattare ai filtri attraverso le pompe del sistema di filtrazione stesso.
Nel caso in cui l'acqua non venga recuperata dallo sfioro non è necessaria la presenza della vasca di compenso, poiché il livello può variare (seppure entro certi limiti) all'interno della vasca stessa e l'acqua può venire convogliata ai filtri mediante tubazioni dirette. In questo caso molto spesso non è possibile la regolazione automatica del livello dell'acqua in vasca, ed il reintegro dell'acqua persa deve avvenire manualmente.
La distribuzione dell'acqua dal fondo della piscina richiede il posizionamento, in fase di realizzazione della vasca, delle bocchette di immissione e delle relative tubazioni, che devono essere collocate nella gettata in calcestruzzo della soletta di fondo della vasca.
Un sistema di distribuzione misto molto diffuso è quello che prevede la mandata dalle pareti e la ripresa in parte dallo sfioro ed in parte dal fondo. Molti anni fa si costruivano piscine che, pur essendo dotate di sfioro, non avevano la vasca di compenso e l'acqua che sfiorava veniva inviata direttamente in scarico. Visto gli elevati costi energetici che avrebbe attualmente un tale sistema di conduzione, questa modalità di realizzazione è stata completamente abbandonata.
Si costruiscono ancora, soprattutto per usi residenziali, piscine con mandata dalle pareti o dal fondo e ripresa dagli skimmers.
Il problema principale causato da un sistema di distribuzione diverso da quello che comprenda la mandata dal fondo e la ripresa dallo sfioro è quello della diffusione dell'acqua all'interno della vasca in modo non uniforme e non tale da garantire che ogni parte della vasca venga rigenerata da acqua filtrata ed in movimento. In questo modo si vengono a creare vere e proprie "sacche" di acqua ferma che possono diventare un habitat molto adatto alla proliferazione di microrganismi patogeni, oltre che punti nei quali l'acqua non risulta limpida e pulita come in prossimità delle bocche di immissione.
L'assenza della vasca di compenso, oltre ad impedire un sistema di tracimazione che consenta di portare all'impianto di filtrazione in modo rapido l'acqua di superficie, generalmente più inquinata, rende più complesso anche il controllo automatico del reintegro di acqua proveniente dall'acquedotto.


Il sistema di filtrazione
Non a caso non si parla, in questa trattazione, semplicemente di filtri, ma di sistema di filtrazione.
I filtri da soli, infatti, non bastano a garantire il risultato: occorre un corretto dimensionamento delle tubazioni, un progetto adeguato alla situazione specifica nella quale i filtri devono essere montati e un montaggio eseguito a regola d'arte.
I tipi di filtri maggiormente utilizzati nelle piscine sono:
- filtri a sabbia
- filtri a diatomea
- filtri a cartuccia

In tutti i tipi di filtro elencati il concetto che sta alla base del funzionamento è sempre lo stesso: l'acqua viene fatta passare attraverso un inerte (sabbia, polvere di diatomea o tessuto della cartuccia) in modo che l'inerte stesso riesca a trattenere i solidi sospesi.
La granulometria che i filtri riescono a trattenere dipende dal tipo di inerte presente nel filtro stesso, dalla quantità inserita, dal sistema usato per la filtrazione.
I filtri a sabbia si dividono a loro volta in filtri monostrato, cioè costituiti da un letto filtrante di uguale granulometria, e filtri multistrato, costituiti da letti filtranti a granulometrie diverse, in genere due o tre, di peso specifico diverso tra loro in modo da potersi posizionare con granulometrie decrescenti, cioè la più grossa sopra e la più fine sotto. Nella maggior parte dei casi lo strato più superficiale, di granulometria maggiore e peso specifico minore, è costituito da antracite.
Esistono anche filtri a sabbia cosiddetti "a letti selettivi", nei quali il letto filtrante è disposto in modo da avere strati a granulometria decrescente all'inizio, che poi si allarga di nuovo in modo crescente.

I filtri a sabbia
I filtri a sabbia si dividono a loro volta in filtri monostrato, cioè costituiti da un letto filtrante di uguale granulometria, e filtri multistrato, costituiti da letti filtranti a granulometrie diverse, in genere due o tre, di peso specifico diverso tra loro in modo da potersi posizionare con granulometrie decrescenti, cioè la più grossa sopra e la più fine sotto.
Esistono anche filtri a sabbia cosiddetti "a letti selettivi", nei quali il letto filtrante è disposto in modo da avere strati a granulometria decrescente all'inizio, che poi si allarga di nuovo in modo crescente.

I filtri a sabbia monostrato possono filtrare impurità dell'ordine delle decine di micron di diametro, mentre quelli a letti selettivi, quelli a diatomea e quelli a cartuccia raggiungono la capacità filtrante di qualche unità di micron.
Nei filtri a sabbia monostrato quasi sempre vengono utilizzati strati di supporto costituiti da graniglia a granulometria crescente (la più grossa sotto, la più fine sopra), al fine da assestare in maniera costante la sabbia fine, costituente il vero letto filtrante, e per evitare che possa passare attraverso i diversi possibili dispositivi montati nel filtro per trattenere la sabbia e lasciar passare l'acqua.

In alcuni filtri questo procedimento avviene automaticamente, in altri è necessario eseguire una operazione manuale.

Nel tipo di filtri multistrato più diffusi, lo strato superiore è composto da antracite, che ha per il 90 per cento proprietà filtranti simili a quelle della sabbia e per il resto leggere proprietà adsorbenti.
La sua azione filtrante è dovuta alla forma irregolare dei grani di cui è composta, il che favorisce il formarsi di vuoti intergranulari, consentendo di ottenere alte velocità di filtrazione con basse perdite di carico e permettendo a grandi quantità di impurità di depositarvisi.
L'antracite granulare è molto efficace per completare, nei sistemi a doppio strato, i filtri a sabbia, poiché la densità dell'antracite è inferiore a quella della sabbia, pertanto si ottiene una buona separazione tra i diversi letti filtranti.
Inoltre l'affinità di tale letto, all'azione del flocculante, ha il vantaggio di trattenere ed adsorbire una elevata quantità di sostanze disciolte, che consente quindi il trattenimento anche di inquinamento di tipo batteriologico.
Il secondo strato del letto filtrante è composto da graniglia di quarzo (0,4 - 0,7 mm)opportunamente selezionata, di forma sferica , per ottenere una superficie di filtrazione molto compatta , al fine di garantire una elevata qualità di filtrazione, ed evitare il passaggio di sostanze che possano essere fonte di possibile torpidità dell'acqua , indice di inadeguata filtrazione.
Il terzo strato del letto filtrante è composto da graniglia di quarzo di una diversa granulometria (1 - 2 mm) opportunamente trattata, che sia in grado di trattenere eventuali particelle sfuggite ai precedenti strati, ha inoltre la funzione di sostegno delle masse superiori nonchè di distribuzione dell'acqua sia in fase di filtrazione che in fase di lavaggio in controcorrente.
Infine gli ultimi strati sono composti sempre da graniglia selezionata, ma di una granulometria leggermente superiore (3 - 5 mm ), che ha la funzione di impedire il passaggio del materiale filtrante degli strati superiori, lo strato collocato più in basso (6 - 8 mm ) svolge infine la funzione di impedire che il materiale filtrante di dimensioni più piccole abbia la possibilità di attraversare le pipette in polipropilene collocate sulla piastra di sostegno delle messe stesse. In questo caso risulta evidente che le caratteristiche proprie di filtrazione del letto sono compromesse da una inadeguata stratificazione, con la conseguente formazione di canali preferenziali, composti da flussi di acqua che attraversano il letto senza subire alcuna azione di filtrazione, e quindi tornano alla vasca nella stessa condizione in cui sono giunti alla sezione di filtrazione, con elevato
carico organico.

I filtri a diatomea
Le diatomee sono alghe marine unicellulari, caratterizzate da un elaborato esoscheletro siliceo.
Invece di secernere calcare, le Diatomee secernono silice che forma incrostazioni scure nell'involucro trasparente, incrostazioni così minute che le Diatomee servono come standard per graduare i microscopi.
La farina fossile ricavata dai giacimenti più antichi viene usata anche, tra l'altro, nella produzione della dinamite e per la raffinazione dello zucchero.
Il diametro delle diatomee varia da meno di 4 micron a circa 50-60 micron.
Per la filtrazione si utilizza farina fossile, silice amorfa di origine organica proveniente dagli scheletri di diatomee depositatisi, in milioni di anni, sul fondo del mare ed emersi, con gli sconvolgimenti geologici, in imponenti giacimenti oggi sfruttati.
Nei filtri la farina fossile viene distribuita uniformemente su supporti di vario tipo (tela, ceramica, polipropilene, ecc.) e di varia forma, in genere candele o dischi, in uno strato di due-tre millimetri. In genere si utilizza circa 1 Kg di materiale per metro quadro di superficie filtrante.
L'acqua, passando attraverso lo strato di farina fossile, viene filtrata e riconvogliata nei collettori di mandata.
La granulometria delle diatomee, ridotta rispetto a quella della sabbia, già di per sé basterebbe a garantire una migliore qualità di filtrazione. Questa qualità viene resa eccellente da una proprietà particolare delle diatomee stesse: la porosità. Questa proprietà deriva dalla struttura del microrganismo di alcune specie particolari di diatomea, costituita da microscopici fori attraverso i quali l'acqua viene ulteriormente filtrata.
I filtri a diatomea non vengono puliti attraverso un normale controlavaggio, ma è necessario smuovere il letto di diatomee con una certa periodicità (ogni 4-6 ore) e sostituirlo integralmente una volta che ha perso la capacità filtrante poiché lo sporco ha otturato tutti gli spazi, ogni 7-15 giorni.
Il filtro viene scaricato dal fondo, lavato e ricaricato con una nuova dose di diatomea.
La necessità di svolgere questa operazione, il costo aggiuntivo della diatomea (che si aggira intorno ai 10-20 euro per ogni ricarica) e la cura che questi filtri richiedono nella disinfezione dell'acqua (una giornata con 0.5 ppm di cloro in vasca può portare ad un improvviso impaccamento del letto filtrante ed alla successiva necessità di provvedere immediatamente alla sostituzione) ha fatto si che questo sistema non abbia potuto diffondersi come meritava e che molti gestori si trovino in difficoltà con questo tipo di filtri.

I filtri a cartuccia
I filtri a cartuccia sono costituiti da contenitori in acciaio contenenti, appunto, una o più cartucce, elementi in speciale tessuto in poliestere pieghettato in modo da offrire una amplissima superficie di filtrazione. Questo sistema consente di realizzare filtri di ridotto ingombro, poiché la superficie di filtrazione non è data dal diametro del filtro stesso, come nei filtri a sabbia, ma dalla superficie estesa delle cartucce, che pieghettate come sono riducono notevolmente il proprio volume.
Con i filtri a cartucce è possibile ottenere una elevatissima qualità di filtrazione, poiché sono in grado di trattenere particelle di dimensioni di pochissimi micron.
Hanno per contro l'inconveniente che l'unico modo possibile per pulire le cartucce è quello di estrarle dal filtro e lavare con un getto di acqua, facendo attenzione a passare bene attraverso le singole pieghe.
A seconda della grandezza e della portata del filtro questa operazione va eseguita una volta ogni 2 - 7 giorni.
La possibilità che una notevole quantità di impurità possa ostruire le cartucce al punto da non renderne più possibile la pulizia ha spesso frenato la diffusione di questo tipo di filtri, soprattutto nel caso di piscine pubbliche, che potrebbero invece garantire una elevata qualità di filtrazione se montati all'uscita di un normale filtro a sabbia.
Portata
Un aspetto importante quando si parla di filtrazione è la portata dei filtri, che viene espressa in metri cubi per ora, cioè m3/h. Questa misura indica quanti metri cubi d'acqua passano nel filtro per ogni ora di filtrazione.
Maggiore è la portata del filtro, meno tempo ci vorrà per far passare tutta l'acqua della piscina attraverso i filtri.
La norma vigente stabilisce il tempo massimo di ricircolo totale dell'acqua attraverso l'impianto di filtrazione: la Circ. 128 fissa il limite massimo in 3 ricambi ogni 4 ore, cioè uno ogni 8 ore, l'Atto d'Intesa li riduce a uno ogni 4 ore per le vasche riservate ad un pubblico adulto ed uno ogni ora per le vasche riservate ai bambini.

Il tempo totale di ricircolo di una vasca si calcola sommariamente dividendo i metri cubi del bacino per la portata totale dei filtri.
Esempio: piscina da 400 metri cubi
Due filtri da 60 metri cubi l'uno
Totale portata filtri: 60 x 2 = 120 m3/h
Tempo di ricircolo: 400 m3 : 120 m3/h = 3.33 h

Il calcolo esatto è in realtà più complesso, poiché deve tenere conto di portata e prevalenza delle pompe, delle perdite di carico e di altri fattori.

Velocità
Un altro aspetto importante è la velocità con la quale l'acqua riesce a scorrere attraverso l'inerte, che varia a seconda del sistema di filtrazione e dell'inerte usati.
La velocità di filtrazione si esprime in portata per metro quadro di superficie della sezione del filtro, cioè in m3/hm2.
Per i filtri a sabbia dipende in misura direttamente proporzionale dal diametro massimo del filtro.
Per i filtri a diatomea o a cartucce dipende dallo sviluppo in superficie delle unità filtranti contenute all'interno. è evidente che la superficie filtrante di un filtro a diatomea o a cartuccia è molto maggiore rispetto a quella di un filtro a sabbia con portata equivalente, il che consente di ridurre di molto la velocità di filtrazione mantenendo una portata adeguata.
La velocità di un filtro non è direttamente proporzionale alla sua qualità, cioè non è detto che un buon filtro debba essere per forza veloce e viceversa.
I filtri a sabbia possono essere più o meno veloci a seconda delle caratteristiche costruttive: quelli monostrato, cioè riempiti con un materiale filtrante di un'unica granulometria, sono in genere più veloci rispetto ai multistrato, quelli cioè il cui materiale filtrante ha granulometria diversa; i filtri a diatomea, per la loro costituzione, sono filtri piuttosto lenti, e così quelli a cartuccia, ma la loro capacità filtrante è molto maggiore di quella dei filtri a sabbia.
L'equilibrio va ricercato tra la portata e la velocità di filtrazione, che se è troppo elevata, sopra i 50 m3/m2h, rendono l'attività del filtro poco efficace mentre se è troppo lenta (rispetto alla tipologia del filtro) possono impedire di effettuare i ricircoli d'acqua nei tempi necessari.

Il controlavaggio
I filtri vanno tenuti in efficienza svolgendo le regolari procedure di manutenzione.
Per i filtri a sabbia va effettuato il controlavaggio, che consiste nel fare scorrere l'acqua nella direzione contraria in modo di asportare lo sporco depositatosi sopra il letto filtrante, buttando l'acqua sporca nella tubazione di scarico.
I filtri a diatomea invece vanno svuotati sostituendo il materiale filtrante all'interno.
I filtri a cartuccia vanno periodicamente smontati per pulire le cartucce filtranti posizionate all'interno.
I tempi di queste operazioni di pulizia sono dettati dall'aumento di pressione nel filtro che si verifica man mano che il filtro stesso si sporca. Ciò può accadere quindi in tempi diversi, a seconda del tipo di filtro e del carico inquinante introdotto in piscina.
A meno che non si voglia utilizzare il controlavaggio per effettuare l'adeguato ricambio d'acqua, è sempre buona norma affidarsi al manometro che indica la pressione all'interno del filtro per decidere quando effettuare le operazioni di pulizia del filtro stesso, senza comunque superare una soglia di sicurezza di pochi giorni, oltre alla quale il filtro potrebbe inquinarsi.

La flocculazione
Un processo chimico utilizzato per migliorare un processo fisico qual' è la filtrazione è la cosiddetta flocculazione.
Essa consiste nell'introdurre nell'acqua della piscina, o meglio attraverso una pompa dosatrice che inietta in testa al filtro o in vasca di compenso, sostanze chimiche in grado di aggregare solidi più piccoli per formare agglomerati più grandi, i cosiddetti flocculi. In questo modo si aiuta il filtro a catturare queste particelle che altrimenti, per le loro piccole dimensioni, avrebbero potuto sfuggire all'azione filtrante.
La flocculazione è possibile, e consigliata, con i filtri a sabbia.
Alcuni tipi di filtri a sabbia multistrato a letti selettivi funzionano bene anche senza flocculazione, per i quali talvolta è sconsigliata, così come è assolutamente da evitare per i filtri a diatomea e per quelli a cartuccia.

Il locale che alloggia l'impianto
Il locale tecnico, la cosiddetta "sala macchine", di una piscina è in genere divisa in due settori : quello che contiene i filtri e gli accessori alla filtrazione e quello dedicato ai prodotti chimici per la disinfezione dell'acqua.
Il locale caldaie, gli alloggiamenti per le termoventilanti e per i boiler e le apparecchiature per la produzione dell'acqua sanitaria completano il quadro degli spazi destinati agli impianti.
Ci limiteremo in questa trattazione ad esaminare il locale che contiene i filtri.
I vincoli ai quali esso è sottoposto e dei quali va tenuto conto in fase di progettazione sono: il collocamento al di sotto del livello dell'acqua della piscina, poiché è buona norma che l'acqua raccolta dalle canaline di sfioro arrivi in vasca di compenso precipitandovi a stramazzo e poiché le pompe dei filtri funzionano di gran lunga in modo migliore se sono situate sotto battente; un collegamento verso l'esterno, che può essere costituito da una rampa di accesso, soluzione certo preferibile, o da una botola verso l'esterno di adeguate dimensioni per consentire di sostituire componenti oltre, può capitare, gli stessi filtri; dimensioni adeguate a contenere i filtri, il quadro elettrico, le tubazioni e anche, cosa che spesso viene dimenticata dai progettisti e dagli installatori, il manutentore.
Il locale tecnico, infatti, a volte viene inserito nel progetto per ultimo, ritagliando l'unico spazio rimasto, che si rivela troppo piccolo, mal disposto, poco illuminato e senza facile accesso dall'esterno.
Può capitare perciò che la scelta del tipo di filtro da installare sia dettata, invece che dalla valutazione della migliore opportunità per il tipo di piscina o per la qualità dell'acqua che si desidera ottenere, dalle dimensioni di un filtro stesso, semplicemente perché un altro tipo di impianto non entra nel locale.
Le operazioni di manutenzione, che vanno compiute ogni giorno anche per più volte, devono poter essere svolte nella massima comodità e sicurezza per l'operatore, senza dover scavalcare tubazioni o passarci sotto o infilarsi in mezzo tra un tubo e l'altro ogni volta che è necessario chiudere o aprire una valvola.
Il locale tecnico, è buona norma, deve essere adiacente alla vasca di compenso, che spesso viene realizzata all'interno del locale stesso.

La vasca di compenso
La vasca di compenso è una struttura, nella maggior parte dei casi costruita in cemento armato, nella quale l'acqua che sfiora dalla vasca attraverso le canalette perimetrali dette appunto "di sfioro", viene convogliata.
Si trova nella sala macchine, in genere vicino ai filtri, ad un dislivello tale rispetto alla vasca da consentire all'acqua di cadervi dentro "a stramazzo", cioè per gravità, con una portata ed una velocità sufficiente.
Questa vasca è fondamentale per garantire il corretto funzionamento di un sistema di ricircolo dell'acqua a sfioro, poiché consente di "compensare", appunto, le perdite d'acqua dovute al movimento dei bagnanti, all'evaporazione o, in misura maggioritaria, persa durante il controlavaggio dei filtri.
Se, infatti, il livello nella piscina si abbassasse, l'acqua non riuscirebbe più a sfiorare nelle canalette e a tornare nei filtri, ed il ciclo di ricircolo si interromperebbe, impedendo quindi la filtrazione.
All'interno della vasca sono posizionate alcune sonde di livello, che consentono di mantenere sempre una quantità d'acqua sufficiente da consentire il ricircolo in vasca, reintegrando automaticamente dall'acquedotto all'occorrenza.

Come va dimensionata la vasca di compenso?
La quantità di acqua necessaria è data da quella che la vasca deve contenere a causa dell'ingresso in piscina dei bagnanti, quella necessaria a reintegrare quella persa per evaporazione o dispersione da parte dei bagnanti e quella utilizzata per il controlavaggio dei filtri.
Per calcolare l'acqua spostata dai bagnanti è necessario conoscere il numero massimo di utenti e moltiplicarlo per 70 litri ad utente; l'acqua persa per evaporazione e dispersione è una misura ben poco rilevante ai fini del calcolo; la quantità d'acqua necessaria al controlavaggio varia in funzione della tipologia dell'impianto di filtrazione e viene indicata dal costruttore.
La cosa che spesso si trascura è il posizionamento delle sonde di livello e il calcolo del volume che tenga presente il carico massimo teorico di bagnanti (o quello reale, se è superiore) senza che l'acqua fuoriesca dalla vasca stessa attraverso il tubo del "troppo - pieno" e venga gettata in fogna.
è pur vero che una certa percentuale di acqua va cambiata comunque, ma è sempre meglio poter scegliere la modalità e i tempi in cui si vuole effettuare il ricambio, non farseli imporre da progettazioni sbagliate.
Le sonde che regolano il livello dell'acqua sono in genere tre: una sonda di minimo, che spegne le pompe quando l'acqua scende sotto il livello di sicurezza, una che fa partire il reintegro automatico attraverso un'elettrovalvola collegata all'acquedotto ed una che lo ferma quando si raggiunge il livello massimo.
Se questa sonda di massimo viene posizionata troppo in alto, senza sufficiente volume disponibile prima dell'imboccatura del troppo pieno, bastano anche pochi bagnanti per far trabordare l'acqua.
Prima quindi di pensare che la vasca sia troppo piccola, conviene provare a riposizionare le sonde. Il problema potrebbe essere risolto molto più facilmente di quanto non si pensi.
Va inoltre tenuto presente che l'aspirazione dell'acqua non può avvenire fino al fondo della vasca, poiché la pompa del filtro aspira attraverso una tubazione, alla sommità della quale è necessario lasciare un battente di una decina di centimetri per evitare vortici.
La quantità di acqua utile della vasca di compenso, quindi, è diversa dal volume geometrico della vasca stessa, poiché vanno tenuti in considerazione: la tubazione di aspirazione (sul fondo), la tubazione del troppo pieno e lo spazio necessario allo stramazzo (in alto).